Cosa Vedere
Ultimo aggiornamento Martedì 17 Marzo 2009 15:46 Scritto da Administrator Lunedì 16 Marzo 2009 12:38
Termoli
Città costiera che si estende dalla costa verso l'interno. Il suo centro propulsore è il promontorio sul mare Adriatico, sede del caratteristico Borgo Antico, topograficamente diviso dal resto della città dalle mura di contenimento e dal Castello. A Termoli avviene l’incrocio del 42° parallelo Nord e del 15° meridiano Est; quest'ultimo è il meridiano centrale del fuso orario (UTC+1 o Central European Time) di Berlino, Parigi e Roma (Europa centro-occidentale) che di fatto determina l'ora del fuso stesso (chiamata infatti "l'ora di Termoli"). Il meridiano è denominato Termoli-Etna e questo fa della città adriatica una "Greenwich" italiana. L'incrocio tra le due linee immaginarie avviene sulla spiaggia di Rio Vivo o più precisamente presso la marina di San Pietro.
Il Castello
Il Castello Svevo è per Termoli il simbolo più rappresentativo, l'icona stessa della città. La sua architettura e le sue caratteristiche difensive lasciano supporre che sia stato costruito in epoca normanna (XI secolo), nei pressi di una preesistente torre longobarda ma è tuttavia definito "svevo", forse in seguito alla ristrutturazione e fortificazione voluta da Federico II di Svevia nel 1240. Il Castello era il fulcro di un più ampio sistema di difesa, costituito da un robusto muro che cingeva l'intero perimetro della città e da diverse torrette merlate, di cui una si è conservata intatta ed è situata all'ingresso del Borgo antico. Nel 1799 i Borboni utilizzarono la cisterna inferiore del castello come carcere. Nel 1885 l'On. Coppino lo dichiarò monumento storico di interesse nazionale. Nei primi anni del 1900 furono realizzati lavori di consolidamento alle mura ed ai bastioni, danneggiati dall'azione costante delle mareggiate. Nel 1909, per ordine dell'ammiraglio Aubry, fu costruita sulla torre del castello una torretta semaforica, oggi specola metereologica. Il castello è oggi più che mai il simbolo della sua città, centro di tantissime iniziative artistiche e culturali.
Cattedrale
Di notevole interesse architettonico è anche la cattedrale-basilica situata nel cuore del borgo antico. Nella cattedrale, di stile romanico, sono conservate i corpi dei santi patroni della città, San Basso e San Timoteo. Essa è edificata nel punto più alto del promontorio termolese, ha sviluppo longitudinale ed è divisa in tre navate. Difficile determinare la data di costruzione della basilica; Sorta nel XII secolo sui resti di precedenti edifici di culto, la Cattedrale è uno degli esempi più belli di chiesa romanica di tutta la regione. Alcuni elementi, tuttavia, farebbero presupporre la presenza di una cattedrale già nel IX° secolo-X° secolo. La facciata della chiesa può essere idealmente (e anche materialmente) divisa in due parti: quella inferiore e quella superiore in netto contrasto tra loro.
Essendo la vita marinara storicamente legata con quella civile della città, le ricorrenze e le tradizioni di Termoli sono molto legate al mare, come testimonia la peculiare festività di San Basso, celebrata annualmente il 4 agosto, nella quale un simulacro del santo viene portato in processione su diverse imbarcazioni fino a ritornare nella città vecchia.
Guglionesi
A 369 s.l.m. posto nell’entroterra molisano sorge Guglionesi. Paese il cui nome vede gli studiosi cimentarsi in appassionanti dibattiti: per alcuni deriva dalla "guglia", pianta caratteristica che nasceva sulle sponde del fiume Biferno; per altri dalla combinazione di colle-nisyus (Colle di Nisio) che alluderebbe a Bacco. Abitata dai Freentani, di cui sono stati trovati reperti archeologici presso Guglionesi probabilmente sorgeva la città frentana di Uscosium. Il paese nel Medioevo è stato il principale punto di riferimento sociale, economico, artistico del territorio. La zona storica racchiusa nel borgo antico ha un impianto medievale, che si sviluppa lungo tre assi principali collegati da una rete di vicoli. Il Comune fa parte dell'Associazione "Borghi Autentici d'Italia".
Chiesa di San Nicola
La chiesa ha origini alto-medievali anche se fu distrutta parecchie volte nel corso dei secoli. Rasa al suolo da un violentissimo terremoto nel 1117 e riedificata per la terza volta nel 1200. La struttura architettonica ed i suoi tratti stilistici sono simili a quelli della Chiesa di S. Nicola a Bari. Durante i recenti restauri del 1973 si venne alla scoperta di una cripta romanica di cui sino allora non se ne conosceva l'esistenza. L’edificio e’ posato su un basamento molto visibile; la facciata e’ a salienti e si scinde in cinque archetti ciechi, con quattro capitelli ornati con motivi vegetali. Il portone d’ ingresso e’ inserito nell’arco centrale. La facciata esibisce anche un rosone evidenziato da una cornice composta da conci di pietra bianca e grigia. Nella parte posteriore della chiesa si trova la torre campanaria. La chiesa e’ divisa in tre navate e si conclude con tre absidi. Le navate a loro volta sono divise da sei pilastri che sostengono archi a sesto acuto e presentano dei differenti ornamenti. Sull’altare maggiore si trova un dipinto datato del XVIII secolo effigiante San Nicola. Un’altra tela di esclusivo rilievo e’ quella raffigurante la Madonna inserita tra le nuvole e circondata dagli angeli, pitturata tra il 1706 ed il 1708. A Guglionesi e’ molto sentita la devozione per San Nicola di Bari nato in Licia, nell’attuale Turchia, nel 255 d.C. le fonti attestano che San Nicola da Laico, fu eletto nel 300 d.C. vescovo di Myra. La sua notorieta’ era dovuta al fatto che egli era continuamente occupato a sostenere la giustizia e a difendere la fede ed il suo popolo. A seguito di un evento miracoloso, San Nicola fu eletto protettore dei bambini; si racconta che egli abbia fatto tornare alla vita tre bambini. Intorno all’XI secolo la venerazione di questo Santo si diffuse anche nel resto del Molise e successivamente in tutta Europa. Il 9 maggio del 1087 con l’arrivo delle reliquie da Myra a Bari, Guglionesi divenne una delle soste da parte dei pellegrini diretti a Bari. Stando ad alcuni documenti la chiesa viene catalogata tra quelle edificate dal Re Bove, che come pena per un reato di incesto fu condannato dal Papa a erigere in una sola notte sette chiese.
Larino
Situata nel Basso Molise a 26 Km da Termoli, Larino è una delle città più interessanti del Molise. Immersa in una florida vegetazione è famosa per le numerose testimonianze delle epoche passate. L’anfiteatro e i mosaici romani, i sontuosi palazzi, le ville nobiliari e le chiese, tra cui quella di S. Francesco, mostrano ancora oggi le tracce di una storia millenaria. La parte antica della città è caratterizzata principalmente dal Palazzo Ducale e dalle Cattedrale situata in Pizza Duomo.
Anfiteatro
Realizzato alla fine del I secolo d.C. a seguito di lascito testamentario di un cittadino di Larinum di rango senatorio. La forma è ellittica, con muri per lo più in opera reticolata. Aveva quattro ingressi distribuiti sulle estremità dei due assi; alla parte superiore (summa cavea) si accedeva mediante scalinate esterne a doppia ala. Dodici porte (vomitoria) permettevano l'accesso alle gradinate. L'edificio mantenne la sua importanza anche nell'alto medioevo, quando venne trasformato in luogo di difesa dagli abitanti di Larino. Nel corso della storia la funzione dell'Anfiteatro venne modificata in base alle esigenze. Per un lungo periodo divenne una fonte preziosa di materiale da costruzione, infatti alcuni blocchi di pietra sono ancora visibili in alcune facciate di abitazioni del Centro Storico e nel campanile della Cattedrale.
Cattedrale
Gli abitanti di Larino, perseguitati nell'alto medioevo dai saraceni e normani, furono costretti a costruire il nuovo abitato in una zona meglio difendibile, non molt lontano dalla città romana. Del nuovo nucleo si compone l'attuale centro storico dove fu costruita una cattedrale dedicata all'Assunta e a San Pardo. E' una chiesa in stile gotico-romano consacrata il 30 luglio 1319 su un edificio più antico. Tra le più bele del Molise, presenta un prospetto a coronamento orizzontale ed un portale gotico.
Il palazzo Ducale
Edificato tra il 1100 ed il 1200 per volontà dei ricchi normanni, fu usato come dimora delle famiglie che reggevano le sorti di Larino e come prigione nella quale venivano rinchiusi banditi ed altri criminali. La sua collocazione era considerata strategica, in quanto era costruito tra la “Porta di Piano” e la “Porta da Basso” che fino alla metà dell’800 erano gli unici ingressi alla cittadina frentana. Il Palazzo conservò la sua struttura di fortezza fino alla metà del 1600 e in esso vi erano due accessi. Entrambi portavano ad un cortile interno alla quale si accedeva ad una cantina per la conserva del vino, e ad un piano nobile dove erano collocate diverse stanze affrescate. Nella metà del 1800 venne acquistato dal Decurionato della Municipalità di Larino. Dalla sua costruzione ad oggi il palazzo subì numerose modifiche, con la distruzione di sue vecchie parti e la costruzione di nuove. L’edificio è costituito da più piani, ed al suo accesso, dopo una lunga scalinata, presenta un atrio porticato sui quattro lati sui cui appoggia un loggiato con ampi archi a sesto acuto. Al primo piano è ubicato il Museo Civico, nella quale sono raccolti numerosi reperti per periodo romano, tra i quali anche diversi mosaici pregiati di età imperiale.
Petacciato
A pochi Km da Termoli si sviluppa, lungo il litorale adriatico, Petacciato che si erge su di una collina a 225 m s.l.m. Dalla sua posizione dominante offre un vasto e suggestivo panorama da cui si possono ammirare i monti della Maiella e il promontorio del Gargano, passando con lo sguardo anche sull’arcipelago delle Isole Tremiti. La storia di Petacciato è molto antica ma al tempo stesso incerta in quanto si dispone di una documentazione parzialmente dubbia circa la sua origine e denominazione. In epoca preromana fu occupata dai frentani ed è sempre stata contesa da vari popoli e briganti. Subì gli assalti dei Goti, dei Bizantini e dei Longobardi. Il centro costiero fu più volte distrutto dai terremoti che provocarono morte e distruzione. Solo verso la metà del XVI sec. Setacciato tornò a vivere momenti di prosperità. Nella sua lunga e travagliata storia, Petacciato ha vissuto anche il dominio dei D'Avalos, una nobile famiglia napoletana la quale contribuì notevolmente a ridare al paese uno sviluppo economico,sociale,culturale e religioso.
Ciesa di San Rocco
Il monumento più importante del paese e’ la chiesa di San Rocco risalente al XII secolo e di origine romanica. Dell’originaria struttura e’ rimasta solo la torre campanaria ed il rivestimento degli absidi, mentre il resto e’ stato trasformato. La chiesa e’ stata edificata con l’utilizzo sia della pietra arenaria e sia della pietra di tufo. Delle tre absidi, una di esse e’ stata incorporata all’interno di una casetta. La torre campanaria, rivestita da pietre di diseguali dimensioni, presenta nella parte nord delle grandi lastre di pietra non unite con la malta, che venivano utilizzate in altre costruzioni dell’epoca. L’originale rivestimento della chiesa e’ celato dall’intonaco. La struttura del portale e’ molto semplice: su ciascun lato vi sono due archetti ciechi con lesene angolari. Il campanile e’ in stile romanico e risale alla seconda metà del XIII secolo e si erge su tre livelli. La chiesa e’ divisa in tre navate, di cui quella centrale risulta maggiore delle laterali.
Palazzo ducale
Il palazzo e’ collocato al centro della piazza del paese, accanto al campanile della chiesa di San Rocco. Il castello risale al periodo medioevale ed ha subito, nel corso dei secoli, degli interventi di restauro che hanno alterato l’antica struttura a carattere militare. Attualmente il castello si presenta nelle vesti di dimora signorile, ha un ssetto a pianta quadrangolare, le sue mura robuste nonché le classiche torri a carattere difensivo fanno supporre che il castello abbia origini normanne. Sulla facciata ovest è ancora visibile il ponte levatoio che veniva sollevato attraverso un sistema di carrucole. Il palazzo è ubicato in una posizione poco strategica rispetto alle altre fortezze della regione. Quando il castello era abitato dai d'Avalos, godeva di un gran splendore; era, infatti, arredato con molto gustoi, vi erano mobili e suppellettili di gran valore.
Campomarino
Distante da Termoli circa 6 Km. il territorio di Campomarino è abitato sin dall’antichità. Risalgono ,infatti, al IX e XVIII sec. a.C. i resti scoperti in località Arcora. Distrutta più volte durante le invasioni barbariche, riuscì a risorgere divenendo centro di primaria importanza longobarda e normanna. La storia ci tramanda che durante il medioevo la vita del paese fu molto travagliata e poiché nel 1466 fu raggiunto da Albanesi in fuga dai Turchi, la popolazione di Campomarino conserva ancora di quella popolazione gli antichi usi ed il tipico dialetto albanese. . Anticamente posta sul mare Campomarino dista oggi dalla costa un paio di km ma negli anni è venuta crescendo, a ridosso della splendida spiaggia, una località dotata di infrastrutture e servizi turistici di primo ordine. L'afflusso turistico secondo dati dell'Ente Provinciale del Turismo anno consta di circa 100.000 presenze nel periodo estivo.
Chiesa di Santa Maria a Mare
La chiesa di Santa Maria a Mare è la più importante del paese. L'edificio religioso che subì profonde modifiche risale al XII-XIII secolo. La cripta, invece, è del XII secolo con dipinti del XVI secolo. Nel passato era in stile romanico ora ne resta solo qualche traccia: parte dei muri perimetrali, una porta murata e finestre con arco acuto e due absidi. La struttura è in pietra costituita da una serie di archetti pensili che sono poggiati su mensoline e lesene laterali. Grazie ai restauri, all'interno sono visibili gli absidi e le basi di sostegno dei pilastri e delle colonne dell'edificio precedente. La pianta della cripta è di forma rettangolare costituita da tre absidi che coincidono esattamente con quelle dell'edificio superiore, con archi formati da grossi blocchi levigati e semilpilastri con colonnine decorate con motivi vegetali. Le pareti della cripta sono affrescate da raffigurazioni dei santi come ad esempio effige di San Nicola vestito con un abito episcopale e reca accanto alla testa l'incisione del suo nome. Oltre a quest ultimo è stato rappresentato anche San Giorgio con il cavallo e la lancia; sulla stesa parete vi è la rappresentazione di un personaggio atterrato e schiacciato da un cavallo che con molta probabilità fa pensare ad una incursione turca sulla costa adriatica.



